«Nelle terre il cui presidente detiene un primato mondiale: Leone XIV atteso nella Guinea Equatoriale»

La Guinea Equatoriale sarà l’ultima terra che Leone XIV calpesterà al termine del suo lungo e primo viaggio apostolico nelle terre africane per poi rientrare nella tarda sera del 23 aprile a Roma.

L’ultima visita di un pontefice avvenne nel 1982, quando Giovanni Paolo II visitò per la prima volta il paese, venendo accolto dall’attuale presidente. 

«La classica democrazia farsa e illiberale»

Segnata da una democrazia che dire fragile rappresenterebbe uno scontato eufemismo edulcorato e colpita da una delle dittature più longeve del mondo – il presidente Teodor Obiang Nguema Mbasogo è in carica dal 1979, quando riuscì a spodestare con un colpo di stato lo zio Francisco Macías Nguema, nonché primo presidente del paese, fuoriuscito da un lungo periodo di dominio coloniale spagnolo–, oggi la Guinea Equatoriale si trova ad affrontare numerose sfide. Sembra quasi scontato ripeterlo, ma purtroppo il nefasto destino degli equato guineiani è comune a quello della maggior parte dei popoli africani, soggetti a logiche clientelari delle peggiori dittature e a sistemi democratici il cui liberalismo è conosciuto probabilmente solo sul dizionario. Basti solo ricordare, a titolo d’esempio, quanto il principale canale d’informazione sia controllato interamente dal governo, mentre l’unico mittente privato è nelle mani di Teodorín Obiang, vicepresidente, nonché figlio di Teodor Obiang, che gli ha affidato la vice presidenza al fine di garantirsi una vera e propria discendenza volta ad assicurarsi il pieno controllo statale, così come riporta Reporters without borders denunciando l’assenza di una pluralità mediatica che possa tutelare una libertà d’informazione e di pensiero.

«Il paese non è risparmiato dalla secolarizzazione»

Con una popolazione di poco più di 1.9 milioni di persone di maggioranza cattolica (80%), la Guinea è l’unico stato ispanofono dell’Africa. Tuttavia, consistente che sia la presenza cattolica, non è di certo immune all’avanzata del secolarismo e al significativo cambiamento del ruolo della religione di matrice tutta occidentale (per quanto vi siano dei movimenti di risveglio che colpiscono i paesi nordici e la laicissima Francia ). «Nel clero e nella vita religiosa si notano un calo nella cura della spiritualità e un certo clericalismo, pochissimi assistono ai malati e i pastori hanno poco “odore delle pecore”; mancano momenti di ascolto del popolo. La carenza di modelli o di riferimenti sociali che stimolino i loro costumi e il loro saper stare con gli altri, il secolarismo e l’individualismo causano confusione e perdita d’identità», ha recentemente dichiarato a L’Osservatore Romano Juan Domingo-Beká Esongo Ayang, presidente della Conferenza episcopale della Guinea Equatoriale. 

«Una ingente disparità economica»

Con un’economia strettamente correlata all’esportazione di idrocarburi, la Guinea vanta di un Pil pro capite (6700 dollari) molto superiore a quello dei paesi limitrofi: solo il vicino Camerun registra i 1500 dollari pro capite. Tuttavia, il problema riguardante la diseguaglianza economica e la disparità sociale è omnipervasivo, come del resto in tutto il continente nero. La maggior parte della ricchezza è distribuita nelle mani di quei pochi che costituiscono una oligarchia finanziaria. Infatti, più 1.8 milioni di persone versano in condizione di grande indigenza economica. 

«Papa Leone XIV sul crinale della diplomazia»

Come accaduto nel corso di questi lunghi giorni di viaggio apostolico, Leone XIV si troverà sul crinale della diplomazia, costretto a fare i conti con dittatori che, gaudenti, si sono forgiati della propria democrazia. Il Papa non si è certamente risparmiato dall’esprimere parole di condanna. Giusto ieri, durante l’ultimo giorno della sua visita apostolica in Angola, ha condannato con forza la corruzione dilagante – peccato originale che, sommato alle divisioni tribali, fa dei paesi africani dei territori profondamente vittime dei soprusi dei violenti e di quanti detengono il potere –: «oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi». 

Come in tutte le realtà che Leone ha incontrato durante questi giorni, la speranza è che la sua presenza profetica, annunciatrice di pace e di riconciliazione, possa finalmente scuotere la coscienza dei potenti corrotti. Comunque, bene attento a far sì che il proprio messaggio (come si è recentemente visto nella dialettica trumpiana, a cui intelligentemente il Papa si è sottratto) non venga appiattito ad una mera dimensione politica. Il Papa è venuto da pastore ad incontrare il suo popolo per confermarlo nella fede. 

di Iacopo Francavilla

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