«Halo?», quando il Financial Times bussa alle porte

Classico mercoledì mattina. Sono le 12:07. Purtroppo, non ho avuto modo di bere il consueto caffè della tarda mattinata. Le cialde sono finite e attendo che “er babbo” possa comprarne di nuove. “Din”, parrebbe il ticchettio delle campane del paese. Forse, lo avrei preferito. Fanno sempre compagnia, loro. In più, hanno il grande pregio di immortalare il tempo. D’un tratto, paiono catapultarmi dentro altri tempi, più storici, più arcani, più umani, direbbero – a torto o a ragione, stabilitelo voi – i “nostalgici passatisti”; oggi, intenti nell’accusa dei mala tempora. Eh già, O tempora, o mores!, Cicerone asserirebbe. “Din”, perdindirindina, che sarà mai?

Correvano altri tempi, altri luoghi e altri suoni. Adesso, costretti a soggiacere all’illusione tecnologica. Eddaì, si fa per ridere. Non sono così scemo. Distinguo bene i suoni, per lo più quando si tratta dell’arcano e splendente suono delle affezionatissime campane. Non ci diedi mai molta retta. Eppure, quando mi trovai a Mumbai per cinque settimane, del suono delle cattolicissime e contadine campane della campagna cremasca ne avevo una chiarissima nostalgia. «Da bergamasca, è stata la fatica più grande non poter vedere i campanili e non sentire l’eco delle campane», mi disse suor Bertilla, missionaria a Mumbai da più di 50 anni. Salpò in barca per le Indie, erano altri tempi. Da allora, non ha mai smesso di prendersi cura dei reietti lebbrosi della società indiana.

O tempora, o mores !, dipende da dove guardi, forse. Una volta si guardava il campanile, fuori di casa. Adesso, accendo il telefono. È la notifica della mia banca. Un addebito di 69 euro. «Echeccazzo», non lo esclamo. Sicuramente, lo penso. «Che diamine ho combinato?»: www.ft.com. Inavvertitamente, ho sottoscritto il premium subscription per il Financial Times, intento nel cercare di comprendere qualcosina di più del mondo. Tuttavia, di questi tempi i giornali sembrano dare conferma a Cicerone. Correvano altri tempi, forse.

«Halo, how can i help you?». Ci mancava solo questa. «Halo, my english’s conditions are very low, i hope to make me understanding», non scandalizzatevi. O non ridete eccessivamente. Credo di averlo detto, sgrammaticato che fosse. Abbonamento disdetto. Trenta minuti di chiamata. Se il tempo è danaro, credo che l’addebito mi sia costato almeno 72 euro. Perlomeno, almeno sei euro l’ora credo di meritarmeli, spero.

Ringrazio Aaron, tutto si è risolto. “Din”, avrei voluto fosse il ticchettio delle mie dolcissime campane. Eppure, era il nuovo e tecnologico suono di una notifica: un errore. Non voluto e non sperato. Vabbeh, si è rimediato. Di tanto in tanto si sbaglia, ma puoi sempre porgere la tua mano a quanti, guardandoti o carezzandoti, ti domandano «how can i help you?».

In extremis, puoi alzare la cornetta. Sperando che anziché il centralino del Financial Times, sia un amico a risponderti. Abbiate pietà, se mai doveste chiamarmi. «How are you help you?», potreste sentirvi ripetere. Abbassiamo l’inglese, però. La gratuità non ha lingua.

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